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FESR 2007 - 2013
Che cos'è il POR?:
Il Programma operativo regionale (POR) è un procedimento programmatico-di pianificazione e un mezzo per gestire con maggior efficacia e successo lo sviluppo della regione. È uno strumento comune usato dalla Commissione europea per incrementare lo sviluppo regionale in quei paesi che si preparano ad entrare in Europa. Gli obiettivi del POR sono:
* Creare un piano di sviluppo universale e consistente della Regione, che venga ad identificare e a definire: la visione, gli obiettivi strategici , le aree d'intervento prioritarie, le misuree i progetti di sviluppo pronti per l'attuazione (“pipeline”);
* Rafforzare il partenariato, partecipazione della cittadinanza nello sviluppo regionale e locale;
* Rafforzare le capacità di gestione dello sviluppo regionale (identificazione, pianificazione, valutazione dei progetti di sviluppo e finanziamento) a livello regionale e locale.
Contenuto e fasi d'elaborazione del POR :
* Analisi di base (analisi della situazione, problemi ed esigenze di sviluppo);
* Analisi SWOT (punti forti, punti deboli, minacce, occasioni);
* Visione (cosa desidera e cosa può essere la regione in futuro);
* Obiettivi strategici (obiettivi di sviluppo tra 5 e piùanni);
* Priorità (aree prioritarie d'intervento);
* Misure (insieme di interventi per realizzare le priorità);
* Progetti (progetti di sviluppo concreti);
* Piano d'attuazione(istituzioni e procedure d'attuazione)
Di chi è il „POR“?:
Il POR (Programma operativo regionale) è di proprietà dei governi regionali preposti, della Giunta regionale. Negli ultimi anni tutte le istituzioni dell’UE hanno dato nuovo rilievo alle attività di comunicazione. In particolare, la Commissione ha fatto della comunicazione uno degli obiettivi strategici della propria azione, conferendogli un autonomo ruolo politico e non già connotandola soltanto con la caratteristica di trasversalità. D’altra parte il ricorso alla comunicazione pubblica, usata soprattutto quale strumento di trasparenza, risulta, a livello europeo, particolarmente complesso scontrandosi con il problema della frammentazione linguistica e culturale del territorio dell’Unione. La volontà dell’Europa di superare queste difficoltà, è testimoniata dagli sforzi fatti in tal senso dalla Commissione europea verso una comune politica di informazione e comunicazione dell’Unione nel suo territorio. Il libro Bianco sulla Comunicazione, il Piano D, l’Action Plan sono alcune tappe essenziali verso il raggiungimento di questo obiettivo.
Si avvia un nuovo approccio, si vuole passare dalla comunicazione a senso unico, basata sulle istituzioni, a una comunicazione basata sui cittadini, verso un approccio più decentrato. Dunque, la comunicazione europea diventa, a pieno titolo, un servizio dei cittadini, tra i cittadini. Tutti i cittadini hanno il diritto a un’informazione corretta e completa sull’Unione europea, sulle opportunità che essa offre, ad essere consapevoli dei ruoli e dei processi posti in essere dalle istituzioni dell’UE e dalle autorità nazionali e locali coinvolte.
A livello nazionale, il ruolo della comunicazione viene definito dalla Legge n.150/2000 “Disciplina delle attività d'informazione e di comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni” che, nonostante i ritardi nella sua applicazione, costituisce un rilevante momento nel processo di ammodernamento del sistema pubblico, consolidando l’importanza di una comunicazione sistematica e coerente alle politiche da realizzare. All’interno di questo contesto, nel solco di queste linee guida, il successo delle politiche di sviluppo individuate all'interno del Programma Operativo FESR 2007/2013 dipende principalmente dalla capacità di attribuire una concreta dignità ai processi di comunicazione e, specificamente, alle azioni di comunicazione che verranno poste in essere. L’efficacia di questi percorsi potrà, dunque, sprigionarsi quando sarà realizzato il pieno coinvolgimento degli attori di queste politiche, secondo un modello di condivisione delle informazioni che contribuisca a dare pieno valore ai concetti di trasparenza e democrazia fondante di ogni Istituzione europea.
Analisi del contesto:
Tra il 1999 ed il 2004, a seguito di una crescita (1,9%) in media superiore a quella osservata nell’area Convergenza (1,6%) ed in Italia (1,3%), la Sicilia ha mostrato un parziale recupero rispetto ai principali parametri socio-economici (produttività, lavoro, legalità) non sufficiente però a colmare il divario ancora persistente.
Dal punto di vista territoriale, la Sicilia si caratterizza per un discreto numero di comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti, il 72% del totale. Ma il peso demografico complessivo dei piccoli centri è nettamente inferiore rispetto a quello dei comuni di media-grande dimensione. La popolazione siciliana si concentra infatti prevalentemente nei maggiori centri urbani dell’Isola: i comuni con oltre 30.000 abitanti sono 31 su un totale di 390 e coprono il 52% circa della popolazione totale regionale, a fronte di una copertura del territorio pari ad appena il 22%. I restanti 359 comuni più piccoli, ubicati per lo più in contesti prevalentemente rurali, sono caratterizzati da notevole frammentazione demografica ed economica per quanto siano fondamentali per la valorizzazione turistica e come presidi di tutela del suolo e del paesaggio.
La popolazione siciliana tende ormai alla stazionarietà, attestandosi sulle attuali 5.017.623 unità (dati Istat, ottobre 2006), pari all’8,9% circa della popolazione italiana e al 30% della popolazione delle regioni Convergenza. In merito alla struttura della popolazione per genere ed età, in Sicilia i cittadini della fascia 45-69 anni sono più numerosi rispetto all’area Convergenza e all’Italia in complesso, soprattutto a causa della componente femminile che mostra un peso relativamente maggiore rispetto agli uomini a partire dalle fasce d’età sopra i 50 anni. Nell’ultimo decennio, la Sicilia, pur continuando a conservare quote di popolazione compresa tra 0 e 4 anni superiori a quelli dell’Italia in complesso, ha visto queste contrarsi a ritmi superiori mostrando, al contempo, un aumento delle quote di anziani (a ritmi pari a quelli nazionali). Si registra, inoltre, una sensibile riduzione del tasso di natalità (più marcata rispetto al resto d’Italia) ed un aumento dell’età media delle donne al parto con un conseguente innalzamento dell’indice di invecchiamento (da un anziano ogni due minori del 1990 si è passati ad un rapporto di uno ad uno).
Negli ultimi dieci anni la popolazione in età lavorativa (15 - 64 anni) si è mantenuta stabile mostrando solo negli ultimi due anni lievissimi aumenti. Il tasso d’occupazione è passato dal 41,5% del 2000 al 45% del 2006: tale performance risulta migliore rispetto al trend offerto dalle regioni Convergenza, ma la Sicilia ha mantenuto il livello più basso tra le 20 regioni (ad esclusione della Campania) con un divario rispetto alla media nazionale di ben 13,4 punti e di quasi 20 punti rispetto all’UE25. Il tasso di disoccupazione è passato dal 24,1% complessivo del 2000 al 13,5% del 2006, rimanendo tuttavia pari al doppio del dato nazionale e solo 0,6 punti percentuali al di sotto dell’area Convergenza. Anche in questo caso, l’UE25, con un tasso di disoccupazione al 2005 pari all’8,8%, appare molto distante.
Il divario tecnologico della regione riguarda soprattutto alcune dimensioni: non elevato peso della ricerca, in particolare privata (la Sicilia offre un insieme di 309 istituzioni scientifiche di cui 270 sono istituti e dipartimenti universitari, conseguentemente la spesa pubblica in ricerca e sviluppo risulta fortemente trainata dalla spesa universitaria che ne assorbe circa l’80%), e dell’integrazione tra centri di ricerca pubblici e privati e tra mondo della ricerca e mondo delle imprese; mentre sul piano della società dell’informazione si riscontra una ridotta spesa in tecnologie della comunicazione per occupato, fatta eccezione per le infrastrutture digitali a banda larga. Per quanto riguarda il grado di utilizzo di Internet tra le famiglie, la rilevazione ISTAT del 2006 denominata “Multiscopo sulle famiglie: i cittadini e il tempo libero” ha registrato per la Sicilia una quota del 23,4%, a fronte di un dato dell’area Convergenza del 23,8%. Infine, per quanto attiene la percentuale di famiglie che possedevano abbonamento ad Internet nel 2006, la Sicilia si è attestata sul 26,6% a fronte del 28% dell’area Convergenza.
Estendendo l’analisi anche al settore pubblico, l’indice di diffusione dell’informatizzazione dei comuni vede la Sicilia con il suo 62,8% collocata su posizioni analoghe a quelle delle altre regioni dell’area Convergenza (63,1%). Un altro utile indicatore sul grado di infrastrutturazione tecnologica riguarda il territorio siciliano coperto da banda larga che, secondo la rilevazione ISTAT sulle ICT nella Pubblica Amministrazione locale del 2005, era pari al 37% a fronte di un dato nazionale del 36% ed una media delle regioni Convergenza del 40%.
Le priorità del FESR 2007-2013:
Il Programma Operativo Fesr Sicilia si caratterizza per le seguenti priorità di intervento:
1. Reti e collegamenti per la mobilità:
* Completare, qualificare funzionalmente e potenziare la rete di trasporto ferroviaria e stradale, sia primaria che secondaria, al fine di migliorare l’accessibilità ed accrescere la competitività del territorio.
* Accrescere la dotazione e la funzionalità dei nodi infrastrutturali in grado di favorire l’intermodalità e l’ottimale trasporto delle merci e delle persone, con particolare attenzione alla specificità insulare del territorio.
* Migliorare le condizioni di circolazione di merci e persone, riducendo la mobilità con mezzo proprio nelle aree urbane, potenziando i sistemi di trasporto pubblico di massa e ottimizzando l'offerta di trasporto attraverso le reti immateriali.
2. Uso efficiente delle risorse naturali:
* Promuovere la diffusione delle fonti rinnovabili e favorire la razionalizzazione della domanda di energia, adeguare e monitorare gli impianti di produzione e le reti di distribuzione.
* Completare gli investimenti infrastrutturali già previsti dalla programmazione vigente, e attuare la pianificazione settoriale e territoriale specie per conformarsi alla normativa ambientale nel settore idrico ed in particolare per favorire il raggiungimento della Direttiva CE 2000/60.
* Attuare la pianificazione nel settore del rischio idrogeologico, sismico, vulcanico, industriale e ambientale e attuare i piani di prevenzione del rischio sia antropogenico che naturale.
* Migliorare l’efficienza nella gestione dei rifiuti, sostenendo la nascita di un tessuto produttivo nel comparto del riciclaggio e promuovendo interventi di riqualificazione e risanamento ambientale di grande impatto.
3. Valorizzazione delle identità culturali e delle risorse paesaggistico-ambientali per l’attrattività turistica e lo sviluppo:
* Valorizzare i beni e le attività culturali per aumentare l’attrattività dei territori, per rafforzare la coesione sociale e migliorare la qualità della vita dei residenti.
* Rafforzare la rete ecologica siciliana, favorendo la messa a sistema e la promozione delle aree ad alta naturalità e conservando la bio-diversità in un’ottica di sviluppo economico e sociale sostenibile e duraturo.
* Rafforzare la competitività del sistema turistico siciliano attraverso l’ampliamento, la riqualificazione e la diversificazione dell’offerta turistica ed il potenziamento di investimenti produttivi delle filiere turistiche.
4. Diffusione della ricerca, dell’innovazione e della società dell’informazione:
* Promuovere e favorire la collaborazione tra sistema della ricerca e imprese favorendo la cooperazione e il trasferimento tecnologico prevalentemente nell’ambito di distretti tecnologici e clusters produttivi e introdurre innovazioni presso le PMI, i consorzi di imprese e i distretti produttivi.
* Potenziare attraverso l’utilizzo delle TIC la capacità competitiva del sistema delle PMI e allargare i benefici per i cittadini derivanti dalla diffusione delle TIC.
5. Sviluppo imprenditoriale e competitività dei sistemi produttivi locali:
* Consolidare e potenziare il tessuto imprenditoriale siciliano, incentivando la crescita dimensionale delle PMI, lo sviluppo di distretti e la formazione di gruppi di imprese, facilitando l’accesso al credito e rafforzando le agglomerazioni esistenti con la riqualificazione delle aree industriali e produttive, in un’ottica di miglioramento della qualità e della competitività complessiva del sistema delle imprese.
* Potenziare la capacità di espansione delle imprese siciliane in mercati extraregionali ed internazionali.
6. Sviluppo urbano sostenibile:
* Potenziare i servizi urbani nelle aree metropolitane e nei medi centri.
* Creare nuove centralità e valorizzare le trasformazioni in atto, realizzando nuovi poli di sviluppo e servizio di rilevanza sovra-locale.
7. Governance, capacità istituzionali e assistenza tecnica:
* Rafforzare le capacità tecniche di gestione del territorio dei programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali.
* Creare condizioni di contesto favorevoli alla diffusione della legalità.
Studi e consulenze esterne:
Il nostro Studio è attrezzato per la stesura, compilazione, elaborazione e determinazione di tutti i supporti tecno - amministrativi relativi all'iter della presentazione dei bandi alle rispettive aree tecniche, di cui alle priorità FESR del piano 2007 - 2013. Per ulteriori informazioni e/o delucidazioni sull'impianto e la gestione dei bandi Vi invitiamo a contattarci inviando una mail al nostro indirizzo di posta elettronica. Sarà nostra cura rispondere nel più breve tempo possibile.