Menu principale:
FESR 2007 - 2013
L’orientamento assunto dalle politiche regionali e le caratteristiche dello sviluppo del sistema produttivo, collocano la Regione Emilia-Romagna, in questa fase di avvio della programmazione dei nuovi fondi per il periodo 2007-2013, perfettamente in linea con gli obiettivi posti dalle strategie di Lisbona e di Goteborg. La programmazione regionale si presenta sempre più articolata in un insieme di strumenti volti ad accrescere la dotazione di reti, infrastrutture e servizi per il nuovo sistema produttivo e a sostenere la qualificazione del sistema imprenditoriale, assicurando l’affermazione della nuova economia basata sulla conoscenza, in un contesto territoriale attrattivo e in grado di fronteggiare le sfide poste dalla globalizzazione. Il Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 qui presentato si colloca all’interno di questo quadro generale, in stretta coerenza con il Programma FSE 2007-2013, e con il Piano Regionale di Sviluppo Rurale1, contribuendo a delineare la strategia concertata con le parti sociali nel Patto per lo Sviluppo per raggiungere questi importanti obiettivi.
Gli assi di intervento risultano di particolare interesse per il sistema regionale, con una forte connessione al loro interno ma anche con una precisa riconoscibilità in termini di impatto atteso sul sistema regionale: Rafforzare la rete della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico e favorire la creazione di tecnopoli per la competitività;i processi di cambiamento innovativo delle imprese;la competitività energetica e la riqualificazione energetico-ambientale;e promuovere il patrimonio ambientale e culturale della regione a sostegno dello sviluppo socio-economico ed in quanto potenziale per lo sviluppo del turismo sostenibile. Coerentemente con gli obiettivi globali definiti dal Documento Strategico Regionale, in corso di predisposizione, il Piano Operativo si pone pertanto l’obiettivo di fondo di concorrere a collocare stabilmente l’Emilia-Romagna nel contesto delle regioni europee di eccellenza, esemplari per il loro dinamismo socio-economico, per la capacità di innovazione e per la qualità del loro sviluppo.
In termini di attività si tratta di sostenere da un lato interventi di sistema in grado di accrescere gli asset per la ricerca industriale, per la qualità ambientale e per l’attrattività dei territori, creando un insieme di poli di competitività a livello territoriale che si sviluppino intorno ai tecnopoli della ricerca industriale e ad un sistema diffuso di aree produttive dotate di elevati livelli di infrastrutturazione energetico-ambientale; dall’altra di sostenere lo sviluppo innovativo delle imprese e la creazione di adeguate reti e aggregazioni, in grado di consolidare le filiere produttive regionali e connetterle alla nuova economia dei servizi, garantendo livelli elevati di specializzazione produttiva e di efficienza nell’uso delle risorse. Un sistema territoriale articolato e diffuso in grado di sostenere uno sviluppo imprenditoriale di qualità, in un contesto territoriale favorevole al lavoro, alla qualità della vita, e alla sua sostenibilità.
La centralità del territorio porta anche alla ricerca di metodologie di programmazione negoziata con il sistema della ricerca industriale pubblica, degli enti locali e dei soggetti che operano a diretto supporto dello sviluppo; d’altra parte è proprio attraverso la negoziazione continua che è possibile massimizzare il contributo dei diversi soggetti al raggiungimento degli obiettivi e ricercare quel concorso di risorse, anche finanziarie, fondamentale per assicurare la massima efficacia all’azione pubblica. Ciò è tanto più vero per la Regione Emilia-Romagna che ha sperimentato già nel precedente periodo di programmazione metodologie innovative di programmazione negoziata, le quali hanno permesso di integrare la progettazione dei territori e garantire una elevata coerenza delle azioni agli obiettivi, sia per quanto concerne l’intervento pubblico che per quanto attiene le misure di sostegno alle imprese. Allo stesso modo, la programmazione e le scelte effettuate per il periodo 2007-2013 sono in grado di permettere alla regione di concorrere appieno ai nuovi obiettivi europei e di creare le condizioni per una piena adesione anche all’obiettivo cooperazione, con la creazione di reti e network europei e la partecipazione agli altri programmi per la competitività e la ricerca, su cui la Regione Emilia-Romagna è già oggi impegnata.
PUNTI DI FORZA
* Elevato dinamismo imprenditoriale, basato prevalentemente su piccole e medie imprese radicate nel territorio.
* Elevata produttività del lavoro, superiore alla media nazionale e comunitaria, anche se con tassi di crescita contenuti.
* Elevato tasso di occupazione. La situazione regionale appare decisamente in linea con le previsioni della Strategia di Lisbona e tale risultato appare di gran lunga imputabile al comportamento della componente femminile nel mercato del lavoro.
* Basso tasso di disoccupazione. La disoccupazione si attesta su livelli frizionali, collocando la regione tra i territori con la disoccupazione più contenuta in Italia ed in Europa. Anche la disoccupazione di lunga durata si sta riducendo in modo consistente.
* Filiere produttive articolate e innovative. All’elevata numerosità di imprese si accompagnano alcune grandi filiere regionali, che racchiudono gran parte del panorama industriale regionale e che individuano sinergie e connessioni tra diversi settori e poli produttivi, evidenziando le principali aree di specializzazione della regione. Stanno, inoltre, emergendo e consolidandosi altre filiere di minore peso occupazionale ma di elevato contenuto innovativo.
* forte presenza nei settori di specializzazione tecnologica, soprattutto nell’ambito della filiera meccanica, motoristica e meccatronica.
* Buon posizionamento competitivo internazionale. L’Emilia-Romagna si presenta come una delle regioni italiane con la maggiore propensione all’export e il saldo della bilancia commerciale risulta essere il più consistente, in valore assoluto, nel panorama nazionale.
* Consistenti risorse di conoscenza. La regione ha una rilevante dotazione di centri di ricerca pubblici – sia in ambito regionale che di emanazione nazionale – mentre appare più contenuto il numero delle strutture di tipo privato. Sono inoltre presenti diverse strutture che possono qualificarsi come centro di competenza nel campo delle tecnologie dei vari settori regionali.
* Crescita delle spese per R&S (in particolare della parte privata). La crescita delle spese per R&S della Regione Emilia-Romagna nel periodo 1997-2003 è superiore a quella delle altre regioni italiane e tra le più alte anche rispetto alle regioni europee più competitive. Tale positiva dinamica è trainata fondamentalmente dalle spese in R&S privata, che pur essendo risultate ad un livello ancora basso rispetto agli obiettivi di Lisbona, sono in forte recupero e presentano tassi di crescita molto alti.
* Attività di brevettazione consistente e in crescita. Seppur in presenza di una bassa propensione degli investimenti in R&S, all’Emilia-Romagna corrisponde una buona posizione, ed un’altrettanto buona dinamica, nel numero dei brevetti registrati.
* Presenza di una rete strutturata per la ricerca industriale. La Regione Emilia-Romagna, attraverso il primo Programma Regionale per la Ricerca Industriale, l’Innovazione e territoriale aperta e coordinata di strutture dedite alla ricerca applicata di interesse industriale e al trasferimento tecnologico composta da 27 laboratori di ricerca industriale e trasferimento tecnologico, 24 centri per l’innovazione, 6 parchi tecnologici.
* Incremento nel numero di spin-off. A seguito delle politiche volte alla assegnazione di borse di ricerca per lo spin-off o per il trasferimento tecnologico realizzate con il Fondo Sociale Europeo nel periodo 2000-2006, delle politiche di sostegno realizzate con il PRRIITT e con il DOCUP Obiettivo 2, e indirettamente per gli spin-off generati dai laboratori della rete, l’Emilia-Romagna è risultata, da una indagine di Finlombarda, la regione con il più elevato numero di spin-off attivi.
* Accesso alla banda larga su tutto il territorio regionale per la Pubblica Amministrazione. Grazie agli investimenti attivati negli anni passati attraverso il Piano Telematico Regionale è aumentata notevolmente la disponibilità di banda larga sul territorio regionale, che raggiunge il 79% dei comuni e l’87% delle imprese e della popolazione.
* Indirizzi politici regionali orientati verso gli obiettivi di Lisbona e Goteborg. Gli obiettivi della strategia di Lisbona e Goteborg sono già parte integrante della programmazione regionale per l’intero periodo coperto dal Dpef (2006-2010). La necessità di far convergere l’intera azione verso questi obiettivi è stata, peraltro, condivisa con l’intero sistema regionale attraverso il “Patto per la qualità dello sviluppo, la competitività, la sostenibilità ambientale e la coesione sociale in Emilia-Romagna”, sottoscritto tra Regione, parti sociali, rappresentanze imprenditoriali e autonomie locali nella primavera del 2004, il cui obiettivo di fondo è quello di “fare dell’Emilia-Romagna una delle regioni all’avanguardia nella attuazione della strategia di Lisbona ovvero un sistema fortemente orientato alla qualità dello sviluppo economico e sociale e alla competitività”.
* Patrimonio culturale ed ambientale diffuso. La Regione si caratterizza per la presenza di un patrimonio culturale ed ambientale diffuso e tuttora non completamente valorizzato, caratterizzato da una rete di oltre 170 tra capoluoghi e centri minori a valenza artistico-culturale, dalla rete Natura 2000 (146 aree che coprono l’11% del territorio regionale, 127 SIC e 75 ZPS) e da 13 Parchi regionali, 2 Parchi nazionali e 13 Riserve naturali.
PUNTI DI DEBOLEZZA
* Livello manageriale delle piccole imprese, conseguente ad modello fortemente connotato dalla gestione familiare dell’impresa.
* Insufficiente presenza di strumenti finanziari innovativi (e difficoltà nella loro applicazione), che si lega sia alla struttura della domanda delle imprese di piccole dimensioni che all’orientamento ancora abbastanza tradizionale dell’offerta.
* Carenza nell’offerta di servizi innovativi, la cui prossimità, e quindi accessibilità, potrebbe indurre le PMI regionali ad accrescerne l’utilizzo.
* Insufficiente disponibilità di forza lavoro, in particolare qualificata, con conseguenti problemi per lo sviluppo delle attività industriali; anche la risposta proveniente dalla componente dell’immigrazione presente in regione risulta in parte inadeguata soprattutto in un’ottica di sviluppo.
* Insufficiente valorizzazione a fini economici delle risorse naturali e culturali. La straordinaria ricchezza di beni naturali e culturali che caratterizza l’Emilia-Romagna non ha ancora generato gli effetti auspicati in termini di coesione sociale, crescita individuale e collettiva.
* Limitati flussi di investimenti diretti esterni, a confronto con il dinamismo del resto del sistema, evidenziando un problema di attrattività per il contesto regionale.
* Elevata dipendenza energetica da fonti tradizionali. La classe delle fonti rinnovabili ricopre solo l’8% della produzione primaria interna con una netta prevalenza della componente idroelettrica, seguita dalle biomasse e dall’eolico e dalla geotermia.
* Sostenuto impatto dello sviluppo sull’ambiente. La pianura Padana è contraddistinta da tassi di inquinamento dell’aria tra i più alti in Europa a causa di trasporti ancora in gran parte effettuati su gomma ed della ancor debole presenza alla produzione di energia rinnovabile.
* Insufficiente disponibilità di risorse umane con formazione avanzata. In particolare, il numero di laureati sulla popolazione attiva con più di 25 anni risulta più alto della media nazionale ma significativamente distante sia dalle regioni europee con una struttura simile all’Emilia-Romagna, sia da quelle più competitive. Tali evidenze sono confermate anche dalla scarsa presenza di popolazione attiva con una formazione avanzata di tipo scientifico e tecnologico, indicatore di centrale importanza nel determinare potenzialità di sviluppo dei sistemi produttivi nell’ambito delle nuove tecnologie e della ricerca.
OPPORTUNITÀ
* Apertura di nuovi mercati internazionali, previsti in grande sviluppo per gli anni a venire.
* Crescenti opportunità per la realizzazione di attività di ricerca e di innovazione da parte delle imprese, essendo questo il campo privilegiato di intervento della Commissione europea in particolare, ma anche del Governo italiano.
* Nuove traiettorie tecnologiche, che offrono molteplici (e accessibili) opportunità di sviluppo alle imprese di piccola e media dimensione.
* Sviluppo di settori ad elevata innovazione, in particolare nei comparti dei servizi alla produzione.
* Crescita a livello internazionale della domanda di turismo culturale e naturalistico, legata ad un’evoluzione degli stili e dei comportamenti di fruizione turistica.
* Allargamento dell’Unione europea, il cui primo effetto è un’accresciuta disponibilità di capitale umano connesso all’apertura di nuovi bacini di lavoro).
* Maggiore accessibilità grazie alle nuove reti transeuropee: diversi dei corridoi europei progettati tagliano o lambiscono l’Emilia-Romagna, aumentandone l’accessibilità sia stradale che ferroviaria.
Strategia di sviluppo regionale
Descrizione della strategia, degli obiettivi globali, degli Assi prioritari e degli obiettivi specifici
La strategia di sviluppo regionale che viene sviluppata attraverso il POR punta a rafforzare i processi di cambiamento del sistema produttivo e dell’economia regionale in linea con i grandi obiettivi strategici europei di Lisbona e Göteborg. Coerentemente con i più ampi obiettivi di sviluppo fissati dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del proprio DSR, l’obiettivo globale del POR FESR 2007-2013 è quello di “collocare stabilmente l’Emilia-Romagna nel contesto delle regioni europee di eccellenza, esemplari per il loro dinamismo socioeconomico, per la capacità di innovazione e per la qualità dello sviluppo”. Punto di partenza nella definizione della strategia del Programma è il riconoscimento di un’economia caratterizzata da un forte dinamismo imprenditoriale, da un sistema produttivo articolato e diffuso nel territorio, da un forte livello di specializzazione delle imprese, da una rete di infrastrutture produttive e logistiche distribuite, da un sistema regionale della ricerca e dell’innovazione in continuo sviluppo, da un sistema diffuso di patrimonio culturale ed ambientale.
Considerate tali caratteristiche, si intende promuovere, una strategia volta a consolidare gli elementi fondamentali dello sviluppo regionale nel quadro di un percorso di cambiamento e di riqualificazione del sistema produttivo e del modello socioeconomico regionale, continuando e rafforzando le azioni messe in atto negli ultimi anni. In particolare,si fa riferimento alle politiche riguardanti la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico, lo sviluppo della telematica e della società dell’informazione, l’energia e l’ambiente, la valorizzazione delle risorse locali in grado di accrescere la qualità dei territori. In questi ambiti di intervento le azioni di politica regionale sono state tutte orientate alla costruzione di un nuovo profilo di competitività della regione, finalizzato a generare un ambiente favorevole alla proliferazione di iniziative imprenditoriali basate sull’innovazione e sulla creatività, a determinare una maggiore sostenibilità e qualità dello sviluppo, a promuovere una maggiore attrattività del territorio per investimenti, persone e risorse innovative. La strategia regionale intende quindi “sostenere lo sviluppo di una economia sostenibile in grado di promuovere un’elevata qualità sociale in un contesto economico aperto all’integrazione europea e alla concorrenza internazionale, promuovendo il cambiamento verso una “nuova industria” competitiva soprattutto attraverso il fattore della conoscenza e dell’innovazione, e puntando sul territorio come fattore determinante dello sviluppo innovativo del sistema economico regionale”.
Si tratta pertanto di far convergere gli ambiti di intervento in maniera sinergica verso gli obiettivi di cambiamento e di sviluppo delineati, costruendo una rete di “poli territoriali di competitività” in grado di promuovere attivamente l’economia della conoscenza, lo sviluppo sostenibile, la qualificazione dei territori per la loro attrattività. La promozione di un nuovo profilo di competitività e di dinamismo sociale e imprenditoriale regionale passa dunque necessariamente per un rilancio ed una riqualificazione dei luoghi dove innovazione, cultura, produzione e servizi si incontrano e si sviluppano. E’ qui che si concentrano le istituzioni della conoscenza, a partire dalle Università e dai centri di ricerca, così come le istituzioni della cultura e dell’identità dei territori, si determinano le maggiori problematiche di sostenibilità dello sviluppo, si mettono in moto processi e programmi innovativi, si attivano le reti globali più innovative collegate al territorio.
La strategia del POR si concentra quindi sui temi della ricerca, innovazione, energia e valorizzazione dei beni naturali e culturali, mentre, anche in considerazione della limitatezza delle risorse finanziarie attribuite al Programma non interverrà sui temi dell’accessibilità (trasporti e TIC) di cui all’art. 5 del Regolamento FESR, rispetto ai quali la Regione Emilia Romagna interverrà attraverso strumenti e risorse regionali e nazionali. In particolare, in tema di trasporti la strategia regionale è definita attraverso il Piano Regionale Integrato dei Trasporti che rappresenta il principale strumento di pianificazione dei trasporti, e persegue l'obiettivo di un razionale e funzionale utilizzo del territorio, assicurandone accessibilità e fruibilità anche in un’ottica di regione europea. In tema di infrastrutturazione telematica, la Regione Emilia Romagna, come già ampiamente riportato nell’analisi del POR, si è dotata di un Piano Telematico Regionale 2007-2009 attraverso il quale prevede di raggiungere entro il 2010 una copertura del 95% del territorio attraverso collegamenti a banda larga.
La strategia del Programma così definita si declina attraverso i seguenti obiettivi specifici:
1.Rafforzare la rete della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico e favorire la creazione di tecnopoli per la competitività
2. Favorire la crescita delle imprese attraverso processi di innovazione
3. Promuovere la competitività energetica e la qualificazione energetico-ambientale e
logistica
4. Valorizzare e promuovere il patrimonio ambientale e culturale della regione a sostegno dello sviluppo socio-economico ed in quanto potenziale per lo sviluppo del turismo sostenibile.
Il primo obiettivo specifico “rafforzare la rete della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico e favorire la creazione di tecnopoli per la competitività” ha un ruolo centrale per tutta la strategia regionale, individuando nella ricerca e sviluppo, nel trasferimento tecnologico, nello sviluppo di imprese innovative, i fattori chiave del cambiamento. Questo obiettivo specifico vede quindi, in primo luogo, l’esigenza di aumentare l’intensità di rapporti tra il mondo della ricerca scientifica e tecnologica e il sistema produttivo. In questa stessa direzione si sono concentrati i più recenti sforzi di programmazione ed intervento della Regione attraverso il proprio Programma per la Ricerca Industriale, l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico (PRRIITT). Come ricordato nell’analisi di contesto, è stata avviata una rete di nuove strutture espressamente dedicate alla ricerca di interesse industriale e al trasferimento tecnologico, attualmente costituita da oltre 50 tra laboratori di ricerca industriale e centri per l’innovazione. Queste strutture puntano a rafforzare la componente della conoscenza nell’ambito del sistema produttivo regionale e si concentrano intorno ad alcune grandi tematiche tecnologiche di interesse industriale della regione:
* l’alta tecnologia meccanica, che è la principale e si articola sui temi della progettazione avanzata, sui materiali innovativi e nanotecnologie, sulla meccatronica e microelettronica;
* l’agroindustria e la sicurezza alimentare;
* le costruzioni, i materiali edili e le tecnologie del costruire e dell’abitare;
* il risparmio energetico, le fonti energetiche alternative e le tecnologie ambientali;
* le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per lo sviluppo dei servizi a banda larga e del multimediale;
* le scienze della vita e le tecnologie per la salute.
Al consolidamento della rete concorreranno in maniera sinergica interventi finalizzati a conseguire:
* una maggiore integrazione per aree tematiche, attraverso il consolidamento delle piattaforme tecnologiche regionali per la ricerca industriale in grado di collegarsi con le piattaforme tecnologiche europee (definite dai Programmi Quadro per la Ricerca) e nazionali;
* una definizione di programmi di ricerca industriale e trasferimento tecnologico coordinati tra i diversi laboratori, centri e gruppi di ricerca, condividendola, potenziandola e rendendola accessibile alle imprese;
* una più forte integrazione con il sistema delle imprese attraverso l’individuazione di distretti tecnologici regionali, costituiti dalle imprese interessate alle tematiche affrontate da ciascuna piattaforma; tale integrazione verrà sostenuta mediante la promozione della ricerca collaborativa tra le imprese e i laboratori, di progetti di ricerca industriale delle imprese, il sostegno agli spin off innovativi originati dall’attività di ricerca o dall’industria esistente;
* la realizzazione nel territorio di tecnopoli per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico in accordo con gli atenei e gli enti di ricerca, al fine di collocare stabilmente le sedi fisiche dei laboratori e delle loro attrezzature tecnologiche, rendendoli maggiormente visibili e accessibili alle imprese ed in grado di ospitare gli spin off innovativi della ricerca;
* una forte azione di coordinamento e promozione della rete, sia sul territorio sia verso l’esterno, anche favorendo la partecipazione alle piattaforme, alle reti e ai progetti europei di ricerca.
Il secondo obiettivo specifico è quello rivolto a “favorire la crescita delle imprese attraverso processi di innovazione”. In questo ambito si intende principalmente favorire l’evoluzione del sistema produttivo verso forme di innovazione, in cui l’incorporazione della conoscenza nei prodotti e nei processi produttivi rappresenta l’elemento chiave per garantire al sistema industriale e al sistema territoriale competitività a livello internazionale. A questo fine risulta in primo luogo determinante la diffusione di un utilizzo avanzato delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per creare reali vantaggi competitivi alle imprese e determinare significativi mutamenti nell’organizzazione di molte funzioni aziendali sviluppate in rete e nella loro evoluzione tecnologica. Il passaggio dall’utilizzo degli strumenti standard a quelli più evoluti da parte delle PMI va quindi appositamente sostenuto. Il tessuto produttivo regionale è caratterizzato da una ricchissima presenza di PMI , di cui una consistente parte opera in settori maturi o ad elevata specializzazione produttiva; tali imprese tendono ad investire molto nella conoscenza legata al prodotto, al ciclo produttivo, alle esigenze del mercato, mentre hanno più difficoltà a modificare i propri approcci organizzativi. Per promuovere il cambiamento e l’innovazione nelle piccole e medie imprese, attraverso l’introduzione di nuovi concetti e nuove modalità nella conduzione aziendale, anche in forma aggregata attraverso forme di reti stabili tra i soggetti, sono opportuni interventi volti a consentire alle imprese minori la possibilità di accedere ai servizi necessari a supportare i processi di cambiamento tecnologico e organizzativo e l’acquisizione di soluzioni ad alto contenuto di conoscenza. Infine, a supporto dei processi di cambiamento innovativo delle PMI, ma anche dello start up di imprese di alta tecnologia, è necessario sviluppare strumenti di ingegneria finanziaria efficaci e flessibili, altamente adattabili alle PMI. In questo ambito, la Regione ha accumulato una lunga esperienza con il sistema dei consorzi di garanzia fidi per le piccole e medie imprese e, con l’ultima programmazione Obiettivo 2 ha anche avviato una sperimentazione di un fondo di venture capital per lo start up di impresa nei settori innovativi. Inoltre è possibile valorizzare gli strumenti finanziari della BEI finalizzati ad obiettivi specifici di crescita innovativa e qualificazione delle imprese.
Il terzo obiettivo specifico è quello della “promozione della competitività energetica e la qualificazione energetico-ambientale”, a livello del sistema produttivo e territoriale. Anche questo obiettivo contribuisce allo sviluppo dei poli di competitività territoriali, agendo sulla dimensione della sostenibilità ambientale nei sistemi produttivi, in particolare migliorando l’efficienza energetica e l’impatto ambientale della produzione e promuovendo una mobilità sostenibile di merci e persone. La politica regionale sul tema del rapporto fra ambiente e sviluppo è volta ad individuare ed attuare politiche per la sostenibilità a lungo termine della crescita economica e la progressiva riduzione dei costi ambientali per l’economia. Per questo è necessario affrontare:
* il tema del risparmio energetico e dell’introduzione di sistemi efficienti di gestione dell’energia;
* il tema dello sviluppo di fonti energetiche rinnovabili in grado di ridurre la dipendenza energetica dall’esterno e contenerne i costi;
* Il tema degli interventi di logistica per migliorare i flussi di merci e persone, favorire l’accesso alle reti e contemporaneamente contenere l’impatto ambientale;
* Il tema del miglior utilizzo delle risorse nell’ottica dei processi a ciclo chiuso, e delle minori emissioni ambientali.
Come già rilevato attraverso l’analisi, Il sistema regionale appare caratterizzato da tassi ancora elevati di sviluppo dei consumi energetici a cui contribuiscono in maniera rilevante i consumi finali del settore industriale e dei trasporti, destinati secondo le stime a crescere ulteriormente entro il 2015. Il passaggio dal vecchio parco di impianti ad olio combustibile, fortemente impattanti e a bassi rendimenti, al nuovo parco di impianti a gas naturale a ciclo combinato e a bassi fattori emissivi, ha portato ad un sostanziale equilibrio di bilancio elettrico regionale e significativi miglioramenti rispetto alle emissioni climalteranti. Tuttavia, gli scenari previsionali “naturali” mostrano la necessità di ulteriori interventi concreti orientando le politiche regionali al contenimento dei consumi energetici ed allo sviluppo delle fonti rinnovabili. A tal fine la Regione Emilia-Romagna, in armonia con gli indirizzi della politica energetica nazionale di limitazione delle emissioni climalteranti, che deriva dall’adesione al Protocollo di Kyoto, ha disciplinato attraverso la L.R. 26/2004 gli atti di programmazione e gli interventi operativi della Regione e degli enti locali in materia di energia, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile del sistema energetico regionale garantendo che vi sia una corrispondenza tra energia prodotta, il suo uso razionale e la capacità di carico del territorio e dell'ambiente.
Nella stessa direzione va anche il Piano Energetico Regionale che fissa precisi obiettivi in tema di risparmio energetico, introduzione di fonti rinnovabili e riduzione delle emissioni inquinanti nell’ambiente, impegnando significativamente la regione verso gli obiettivi propri del Protocollo di Kyoto. Si tratta di un grande impegno imperniato sulla produzione e la contabilizzazione dei certificati “verdi” relativi alla produzione con fonti rinnovabili e certificati“bianchi” relativi alla realizzazione di risultati di risparmio energetico per concretizzare gli obiettivi di Kyoto con un nuovo sistema energetico regionale. Tra gli obiettivi del PER finalizzati a promuovere il risparmio e l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti rinnovabili in grado di ridurre le emissioni nell’ambiente, il miglioramento delle prestazioni energetiche degli insediamenti produttivi e delle imprese assume un ruolo determinante.
Tale priorità, ulteriormente sostenuta da interventi regionali sulle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate, all’interno delle quali l’efficienza energetica assume un ruolo centrale, porta ad individuare tra gli obiettivi del POR interventi a favore della sostenibilità nell’ambito degli ambienti produttivi, promuovendo a livello della gestione delle aree di insediamento industriale, investimenti finalizzati ad innalzare la dotazione di infrastrutture energetico-ambientali comuni e sistemi di gestione volti al risparmio e al miglioramento dell’efficienza energetica.
La tipologia delle infrastrutture e dei servizi comuni che contraddistinguono un’area produttiva ecologicamente attrezzata va necessariamente sviluppata in funzione della tipologia e delle esigenze delle imprese insediate, ovvero calibrata sui fabbisogni delle aziende. In questo modo le infrastrutture dell’area possono generare dei vantaggi non solo di carattere ambientale, ma anche economici e funzionali ed affrontare specifiche problematiche ambientali del territorio in cui sono collocate. Esse possono quindi riguardare sistemi di gestione dell’energia volte al risparmio energetico o all’utilizzo di fonti rinnovabili. Coerentemente a questo intervento la stessa finalità viene perseguita a livello di imprese, con il sostegno a progetti di investimento di PMI rivolti al risparmio energetico, all’autoproduzione energetica attraverso la cogenerazione, all’utilizzo di fonti rinnovabili o assimilate. L’altra variabile su cui il POR intende intervenire nell’ambito del più ampio obiettivo della sostenibilità ambientale, è la pressione esercitata dalla mobilità di merci e persone sull’ambiente. Si intende quindi intervenire per il miglioramento delle prestazioni energetiche ed ambientali dei trasporti attraverso la promozione di soluzioni e progetti sperimentali finalizzati a favorire il riequilibrio modale, l’innovazione tecnologica nel governo della mobilità, la diffusione di mezzi a basse o nulle emissioni inquinanti per il trasporto delle persone e delle merci.
Il quarto obiettivo specifico è quello di “valorizzare e promuovere il patrimonio ambientale e culturale della regione a sostegno dello sviluppo socio-economico ed in quanto potenziale per lo sviluppo del turismo sostenibile ”. Riprendendo l’elemento della strategia che identifica nel territorio e nella sua competitività un fattore determinante dello sviluppo in senso innovativo del sistema economico regionale, il contributo che la ricchezza del patrimonio ambientale e culturale può apportare alla costruzione del nuovo profilo di competitività della regione, basato su una rete diffusa di poli territoriali, appare molto rilevante. Dal punto di vista degli asset culturali e naturali, come detto in sede di analisi di contesto, la situazione della regione è caratterizzata da un’ampia diffusione delle risorse, con alcuni picchi di eccellenza culturali nelle città d’arte ed un patrimonio naturale diffuso. Di particolare importanza per gli effetti sul territorio è l’insieme delle dotazioni culturali cosiddette minori presenti sia in ambito urbano che extraurbano.
Tale patrimonio rappresenta quindi allo stesso tempo un fattore di competitività del territorio ed un elemento attrattore di attività e servizi. Si tratta di un approccio in cui il territorio viene visto non come un semplice elemento di efficienza localizzativa, ma come un fattore propulsivo dello sviluppo e del cambiamento, attraverso la creazione di ambienti particolarmente favorevoli. L’obiettivo specifico si esplicita pertanto nella tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio culturale ed ambientale in aree in cui la presenza di valenze culturali ed ambientali possano qualificare e promuovere un significativo sviluppo economico nell’ottica di turismo sostenibile. Un ulteriore livello di integrazione strategica e operativa è quello previsto tra la Regione e le Province a cui è demandata la programmazione delle iniziative di promozione e valorizzazione , definendone le priorità e le aree di intervento. La strategia regionale per la valorizzazione dei territori anche a fini turistici si articola in una logica di aggregazione tanto dei soggetti istituzionali ed economici per la creazione di reti e quanto dei beni in una logica di filiera. La struttura degli Assi prioritari, in conseguenza della struttura degli obiettivi specifici descritta è la seguente:
Asse 1 - Ricerca industriale e trasferimento tecnologico
Asse 2 - Sviluppo innovativo delle imprese
Asse 3 - Qualificazione energetico-ambientale e sviluppo sostenibile
Asse 4 - Valorizzazione e qualificazione del patrimonio culturale ed ambientale
Asse 5 - Assistenza tecnica
Il primo asse prioritario è rivolto a promuovere la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico come fattore fondamentale per la competitività del sistema economico in una dimensione regionale e pertanto punta a rafforzare la rete regionale dell’alta tecnologia e la sua connessione con il sistema produttivo e a sostenere le dinamiche di generazione e sviluppo di imprese innovative.
Il secondo asse prioritario punta a supportare l’evoluzione del sistema produttivo verso forme di innovazione, in cui l’incorporazione della conoscenza nei prodotti e nei processi produttivi rappresenta l’elemento chiave per garantire al sistema industriale e al sistema territoriale competitività a livello internazionale.
Il terzo asse prioritario si concentra fortemente sul tema della sostenibilità ambientale anche in chiave competitiva, enfatizzando in particolare il tema dell’innovazione in campo energetico-ambientale, la promozione dell’efficienza energetica, l’innovazione logistica per le merci e le persone.
Il quarto asse prioritario punta ad un obiettivo di valorizzazione e qualificazione delle risorse dei territori in un’ottica di maggiore attrattività e fruibilità.
Il quinto asse prioritario è quello relativo alla attivazione degli strumenti e delle azioni necessarie per la preparazione, sorveglianza, sostegno tecnico e amministrativo, valutazione, audit e controllo del POR.
Gli Assi individuati sono tutti declinati nella direzione di integrare le politiche di coesione sociale ed economica con politiche di coesione territoriale. Vanno quindi intesi in maniera integrata concorrendo ciascuno per la propria peculiarità al raggiungimento di una strategia unitaria che declini il concetto di competitività facendo leva sulla ricerca e sulla diffusione delle conoscenze, sulla valorizzazione/emersione delle eccellenze ma che allo stesso tempo garantisca benessere e qualità della vita, in grado di rappresentare fattori forti di attrattività. In quest’ottica si integrano i concetti di competitività del sistema produttivo orientato verso la dimensione della conoscenza, dell’innovazione e della ricerca ma allo stesso tempo la competitività intesa come attrattività del territorio individuando nell’insieme degli asset naturali e culturali i punti di eccellenza ed infine la competitività intesa come capacità di produrre e creare valore per la collettività attraverso la promozione della qualità ambientale
Studi e consulenze esterne:
Il nostro Studio è attrezzato per la stesura, compilazione, elaborazione e determinazione di tutti i supporti tecno - amministrativi relativi all'iter della presentazione dei bandi alle rispettive aree tecniche, di cui alle priorità FESR del piano 2007 - 2013. Per ulteriori informazioni e/o delucidazioni sull'impianto e la gestione dei bandi Vi invitiamo a contattarci inviando una mail al nostro indirizzo di posta elettronica. Sarà nostra cura rispondere nel più breve tempo possibile.